L’ECG a 18 derivazioni

La malattia ischemica cardiaca è una delle maggiori cause di eventi patologici riscontrabili in tutto il mondo. Si è stimato a livello mondiale che il 50% delle cause di morte sia dovuto a malattie cardiovascolari di cui una metà da attribuire all’infarto miocardico.

Il protagonista di questo mese, il dott. Armando Ferraioli, ci presenta i dettagli di una nuova tecnica studiata ed applicata allo scopo di ottenere maggiori informazioni nel rilevamento dell’infarto della parete posteriore o destra del cuore. Ecco quindi una panoramica esaustiva di come funziona un ECG a 18 derivazioni e di quali sono le sue potenzialità diagnostiche

La diagnosi dell’infarto acuto del miocardio (AMI) richiede una valutazione congiunta degli aspetti clinici, elettrocardiografici e dell’attività enzimatica del siero. Il segmento ST dell’ECG (elevazione nelle derivazioni sovrapposte all’infarto e depressione delle reciproche derivazioni) risulta essere precocemente alterato in corso di un AMI ed è inoltre uno dei segnali indiretti del danno miocardico. Quest’ultimo avviene sull’inversione di onde patologiche Q e T. In molti casi (circa il 50% dei pazienti con AMI), esso non viene mostrato in variazioni diagnostiche dell’ECG.


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