L’ossigeno al 93% è una realtà

Anche nel governo della Salute, raramente nella storia come nel recente periodo caratterizzato da un’economia definita, si è reso necessario utilizzare l’innovazione tecnologica per migliorare la qualità, risparmiando risorse. In genere l’uomo risponde a questo appello con una resistenza che sintetizzò magistralmente quasi 200 anni fa Giacomo Leopardi:

Le Case di Cura Villa Iris e Villa Papa Giovanni XXIII di Pianezza (TO) si sono dotate di impianti operanti con O2 al 93%. In questo approfondimento prendiamo in esame le ragioni di questa scelta, le sue basi scientifiche e le sue possibili applicazioni discutendo di ossigenoterapia. Di cosa si tratta e in cosa differiscono ossigeno medicale liquido e quello erogato da un concentratore?

 “Nessuna opinione, vera o falsa, ma contraria all’opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente e in forza d’una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di ripetizioni e quindi di assuefazione”. Cionondimeno allorquando un progetto diviene realtà con piena soddisfazione degli operatori sembra doveroso trasmettere ai contemporanei e ai posteri le motivazioni del proprio lavoro. In premessa è fondamentale ricordare che l’O2 è una componente dell’aria e ciò comporta una rapida descrizione della composizione dell’aria, che è variabile in generale a seconda della quota considerata; per una quota fissata, il rapporto tra la quantità di azoto e la quantità di ossigeno contenuti nell’aria rimane pressoché costante grazie all’equilibrio tra il consumo e l’apporto continuo di tali elementi associati al ciclo dell’ossigeno e al ciclo dell’azoto; invece le concentrazioni di vapore acqueo e di anidride carbonica sono variabili.


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