Nuove Frontiere nell’imaging biomedico: la radiomica

Quando si parla di innovazione nell’ambito della diagnostica per immagini non si deve pensare solamente all’evoluzione tecnologica delle apparecchiature ed alla ottimizzazione delle procedure di acquisizione ma anche allo sviluppo delle metodologie di analisi delle immagini biomediche, in particolare delle immagini diagnostiche, acquisite con le metodiche consuete (TAC, PET, Risonanza Magnetica, Ecografia, etc.).

Impossibile parlare di imaging senza discutere di radiomica, disciplina che integra le informazioni provenienti dall’imaging radiologico con le conoscenze prettamente clinico-biologiche dei tessuti indagati. In questo approfondimento gli esperti di AIFM (Associazione Italiana Fisica Medica) ne riepilogano importanza ed impatto

In questo ambito si inserisce la radiomica, disciplina che integra le informazioni provenienti dall’imaging radiologico con le conoscenze prettamente clinico-biologiche dei tessuti indagati. La radiomica affonda le sue radici nella Computer Aided Diagnosis (CAD), tecnica di analisi d’immagini diagnostiche che risale già agli anni ‘80, che utilizza le variabili quantitative dell’immagine stessa (geometria, intensità, “texture”) per identificare un tessuto anomalo mediante metodi statistici o di “machine learning” e che viene considerata dai radiologi alla stregua di una “seconda opinione” per la localizzazione e l’identificazione di lesioni.


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