Risonanza magnetica e pazienti portatori di dispositivi medici

Introduzione

L’imaging a Risonanza Magnetica (RM) costituisce sempre più frequentemente la scelta di elezione per lo studio morfologico e funzionale di molti tessuti umani, in particolare le strutture molli. La rapida diffusione di questa modalità diagnostica negli ultimi anni è dovuta al vasto campo di applicazione: diagnosi dei tumori, delle patologie neurodegenerative, dell’apparato muscolo scheletrico, studio delle malattie del cuore. Tutto ciò è stato reso possibile grazie allo sviluppo e alla implementazione di tecniche di imaging avanzato come ad esempio la diffusione (Diffusion Weighted Imaging), la spettroscopia, la perfusione (Perfusion Weighted Imaging, Arterial Spin Labeling), la RM funzionale (functional Magnetic Resonance Imaging) e più in generale l’imaging molecolare. Tali elementi sono alla base della costante crescita del numero di tomografi RM anche nel nostro paese: secondo i dati del Ministero della Salute nel periodo 2010-2016 il numero di apparecchiature RM per milione di abitanti è cresciuto da 22,6 a 28,5 [1]. Analogo trend di crescita si registra a livello di tutti i paesi dell’Unione Europea come evincibile dai dati pubblicati da Eurostat [2]. Parallelamente, nell’ultimo decennio, il numero di dispositivi medici impiantati passivi e attivi, in particolare pacemaker e defibrillatori, ha visto un notevole incremento. Secondo i dati del ISS [3] il numero totale degli impianti di pacemaker registrati nel 2011 è stato di 24.156, con un tasso di impianto di 398 per milione di abitanti. Il numero totale degli impianti di defibrillatori registrati nel 2011 è stato di 17.574, equivalente a 290 impianti per milione di abitanti.


La versione integrale dell’articolo è riservata agli abbonati. Per continuare a leggere accedi oppure abbonati ora!