Fermate i cervelli in fuga

In Italia non si può fare ricerca di qualità. Mancano le risorse e per recuperarle occorre mettere tesi (e belle speranze) in una valigia capiente per poi prendere un volo verso il (non meglio precisato) Paese ‘dei meritevoli’ lasciandosi alle spalle per sempre i pressappochismi della madrepatria. E chi lo ha detto? Fermiamoci un attimo, noi, prima che la faccenda sfugga di mano e che da una tendenza (spesso alimentata dal tam-tam mediatico) si determini una condizione irreversibile. Nel nostro Paese non solo è possibile fare ricerca, ma è altrettanto pensabile farne di ottima qualità promuovendo iniziative autonome o partecipando in maniera significativa ai risultati di studi internazionali. Di esempi virtuosi in tal senso ne esistono moltissimi e la nostra rivista, da sempre, si pone in prima linea per offrire loro visibilità. Occorre però farlo di più e con ancora più convinzione affinché questi risultati fungano da sprone per i giovani ricercatori e da serio disincentivo per le fughe. Ultimo esempio, in ordine di tempo, è quanto riuscito ai ricercatori del Bambino Gesù di Roma che hanno dato un determinante contributo ad una imponente ricerca genetica sull’origine di una malattia renale debilitante nei bambini: la sindrome nefrosica. I risultati, pubblicati nell’ultimo numero del Journal of American Society of Nephrology (JASN), la più autorevole rivista del settore, potrebbero infatti portare a nuove diagnosi e, quindi, a nuovi trattamenti. “L’analisi del DNA di pazienti pediatrici raccolti in due continenti – spiega la dottoressa Marina Vivarelli, dell’unità operativa Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale pediatrico romano – ha permesso di individuare alcuni fattori di predisposizione genetica di una malattia renale, la sindrome nefrosica cortico-sensibile del bambino. Di questa malattia molto eterogenea, che curiamo con il cortisone e a volte con altri farmaci che abbassano le difese immunitarie, oggi comprendiamo poco le cause”. Ed è grazie allo studio e agli sforzi dei nostri ricercatori come loro che oggi siamo in grado di fare un passo avanti nella scienza medica per questa, così come per altre patologie. Rendergli merito, valorizzare il loro lavoro portandolo ad esempio per altri ‘volenterosi in camice bianco’, è il miglior modo per dir loro “Grazie. Continuate così”.

Buona lettura.