Nuovi emocomponenti, reagenti e farmaci ottenuti dal sangue placentare

La ricerca nel campo delle applicazioni terapeutiche degli emocomponenti ottenuti dal sangue placentare sta vivendo un momento di fermento, aprendo nuovi orizzonti terapeutici che spaziano dalle patologie della pelle a quelle oculari. Un percorso di crescita in cui l’Italia sta giocando un ruolo da protagonista grazie a importanti sinergie tra settore pubblico e privato.

Applicazioni terapeutiche degli emocomponenti ottenuti dal sangue placentare. In questo numero ci occupiamo dei risultati di preziosi progetti di ricerca condotti in questi anni dalla Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e lo facciamo grazie al direttore del Centro Trasfusionale, il dott. Paolo Rebulla. Ecco perché è importante discuterne

Basandosi sui risultati delle ricerche condotte in questi anni dalla Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, infatti, il Centro Nazionale Sangue, autorità competente del Ministero della Salute per le attività trasfusionali, e Meditalia – impresa con base a Lovero (Sondrio) specializzata in prodotti in leghe polimeriche per applicazioni ospedaliere – hanno promosso il progetto Nupla, mirato a sviluppare studi scientifici per nuovi prodotti e procedere alla loro revisione regolatoria.

LE POTENZIALITÀ DEL SANGUE PLACENTARE: DAL TRAPIANTO EMOPOIETICO A NUOVI EMOCOMPONENTI

Viene definito “sangue placentare” il sangue del neonato che rimane nella placenta al termine del parto. In passato, la placenta e quanto in essa contenuto venivano eliminati fra i rifiuti ospedalieri, ma negli anni Ottanta del secolo scorso Broxmeyer e colleghi dimostrarono in un modello animale che il sangue placentare contiene cellule staminali emopoietiche in quantità sufficienti a ricostituire l’emopoiesi dopo l’ablazione del midollo osseo.


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