ARRIVA ANCHE IN EUROPA LA CAR-T

CAR-T. Fortemente atteso è infatti giunto finalmente il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), che consente quindi la commercializzazione del primo “farmaco” basato sulla modifica genetica delle cellule T dei pazienti stessi, tisagenlecleucel, per trattare due tipi di tumori: la leucemia linfoblastica acuta a cellule B e il linfoma diffuso a grandi cellule B. In attesa che arrivi anche l’approvazione per la seconda terapia CarT, axicabtagene ciloleucel, per i linfomi diffusi a grandi cellule B. Ma di cosa si tratta? CAR sta per recettore chimerico dell’antigene (in inglese ‘Chimeric Antigen Receptor’) ed è una proteina ibrida sintetica (cioè che non esiste in natura), in grado di riconoscere il tumore e di attivare il linfocita T, uno dei componenti fondamentali del nostro sistema immunitario. La tecnica, complessa e avveniristica, consiste nell’isolare i globuli bianchi del paziente, selezionare i linfociti T e inserire al loro interno (tramite un vettore virale reso inattivo) il frammento di DNA che reca le informazioni per produrre la proteina ibrida CAR, in modo che i linfociti T comincino a esprimerla sulla loro superficie. A quel punto, le cellule T ingegnerizzate, trasformate in un farmaco vivente personalizzato e potenzialmente in grado di riconoscere e attivarsi contro il tumore, vengono moltiplicate e reinfuse nel paziente. Attualmente in Italia sono tre i centri in cui sono attivi studi clinici: l’Istituto nazionale dei tumori di Milano con il gruppo di Corradini, la Clinica Pediatrica dell’Università di Milano-Bicocca Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma (Mbbm) dell’Ospedale San Gerardo di Monza con il team di Andrea Biondi, e il centro di Oncoematologia diretto da Franco Locatelli presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.