La malattia mentale si può “vedere”

Negli ultimi 20 anni si è assistito, anche in campo psichiatrico, a un proliferare di studi di ricerca condotti con tecniche di neuroimaging con l’obiettivo di identificare i correlati strutturali e funzionali delle malattie mentali e di studiare numerosi processi mentali, studi che hanno contribuito ad ampliare le conoscenze nell’ambito della psicologia e della psichiatria. Anche l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia ha dato diversi contributi, tra cui uno dei pochi studi al mondo su neuroimaging e valutazione del disturbo borderline di personalità. Non solo: seguendo la mission istituzionale degli IRCCS, è stato creato un percorso ambulatoriale in cui terapie in convenzione con il SSN si integreranno con le ricerche cliniche.

Quello che vi presentiamo nelle pagine a seguire è un innovativo studio sul neuroimaging e sulle sue applicazioni relative al disturbo borderline di personalità condotto dai ricercatori dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia. Approfondiamo insieme le evidenze risultanti dalla ricerca delinenando possibili scenari applicativi nel prossimo futuro

Storicamente, risale al 1976 la dimostrazione che i pazienti con schizofrenia mostrassero un volume dei ventricoli cerebrali maggiore rispetto ai soggetti non malati, facendo pensare di essere entrati in una nuova era per la psichiatria in cui le neuroimmagini avrebbero potuto aiutare a identificare le malattie mentali e a chiarirne i meccanismi neurobiologici sottostanti. Nei decenni successivi, l’interesse della ricerca in questo campo è cresciuta esponenzialmente anche grazie alla rapida evoluzione delle tecniche di neuroimmagini, in particolare la tomografia a emissione di positroni, utilizzata per la prima volta in campo psichiatrico nel 1979, la risonanza magnetica strutturale e funzionale, entrate per la prima volta nel campo della psichiatria in anni più recenti, rispettivamente nel 1983 e 1994.


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