Salviamo il chirurgo italiano

Due anni fa, Pierluigi Marini, professore di chirurgia mininvasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo salutava così i suoi colleghi al momento della nomina a presidente dell’Acoi: “I giovani saranno al centro di ogni mia attività di presidente Acoi: arresteremo la fuga di cervelli e riporteremo l’entusiasmo nel mondo della chirurgia italiana. Un obiettivo ambizioso, ma alla portata di Acoi, perché è la più grande società scientifica di chirurgia per numero di soci e volume di attività. Cercheremo il dialogo con le istituzioni sui temi che riteniamo prioritari, la formazione, l’accreditamento e il riordino delle reti ospedaliere. Impediremo che si vada verso un sistema studiato per portare altri tagli e penalizzare la formazione dei nostri chirurghi. Non lasceremo la formazione nelle mani della burocrazia.

Sostenibilità, tutela della professione e formazione. Sono questi i punti cardine attorno ai quali i chirurghi ospedalieri animeranno la discussione nel corso del congresso nazionale di Matera. Per entrare ancora meglio nel merito delle singole questioni, abbiamo raccolto le parole del presidente Acoi, Pierluigi Marini che, parlando del presente e del futuro della professione, ci ha offerto interessanti spunti di riflessione

Apriremo un tavolo di riflessione e confronto sulla formazione post laurea, mettendo a disposizione degli attuali sistemi formativi l’attività scientifica, i volumi, la qualità e la tradizione della chirurgia ospedaliera italiana”. Una dichiarazione di intenti che era giunta chiara, perentoria, e che si è tradotta poi in una politica attiva e solerte.


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